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"Uso di erbe e fiori delle nostre tradizioni"

L'uso delle erbe selvatiche fa parte della nostra storia e della nostra natura più profonda. Recuperare le tradizioni e gli usi delle erbe selvatiche è come recuperare. una parte di noi assopita, ma non perduta. Quando ci accostiamo alla natura per raccogliere e godere dei suoi prodighi frutti ne traiamo un grande e profondo beneficio.
Il contatto con le nostre amiche piante sicuramente ci aiuta a più livelli: il semplice stare in mezzo al verde ci fa tornare a respirare i ritmi della natura, oltre ad alimentarci con prodigiosi colori, aromi, profumi, forme, sensazioni. Raccogliere erbe e fiori ci fa rivivere il nostro passato di sapienti raccoglitori, ancora così profondamente scolpito in molti di noi. La nostra storia si fonda sul rapporto imprescindibile con il mondo naturale, in strettissimo rapporto con i suoi preziosi doni dei quali è permeata la vita quotidiana in ogni suo momento. Dai tempi più remoti medicina e alimentazione si basano sull'uso di erbe selvatiche, ne troviamo testimonianza nella storia del nostro pianeta, dagli antichi popoli andini alle civiltà orientali, che con scritti e trattati ne descrivono. Tra le più antiche memorie documentate di antichi usi delle erbe famoso è il papiro di Eber che descrive le erbe usate in Egitto a scopo alimentare e farmaceutico-curativo. Molte di queste erbe si ritrovano nelle moderne farmacopee internazionali ufficiali. In Cina 5000 anni fa l'Imperatore Yan o Imperatore dei cinque cereali scrisse il più antico testo cinese sui farmaci, che include 365 medicine derivate da piante oltre che da minerali e animali, mentre l'Ayurveda già nel IV millenio avanti Cristo descrive l'uso di erbe. Tanti sono i testi greci e latini, che annoverano l'uso medicinale di numerosissime erbe nonchè l'impiego in cucina di erbe selvatiche come la malva e la cicoria. Scorrendo lungo i secoli tante e ricche di fascino sono le citazioni e le descrizioni dell'utilizzo delle erbe in cucina. Si racconta che a Carlo Magno apparve in sogno un Angelo che gli suggerì di andare in cima al monte Amiata e di lanciare un giavellotto per poi raccogliere l'erba trafitta dalla punta dell'arma. E proprio grazie a quest'erba salvò il suo esercito, che era in preda alla peste. La pianta era la Carlina (Carlina acaulis), che cresce in alta montagna. Enrico IV di Navarra alla fine del (1553-1610) in un periodo di carestia permise al suo popolo di entrare nei giardini reali e di cibarsi del Buon Enrico (Chenopodium bonus-enricus), che venne così nominato come segno di gratitudine al Re. Gli orti medievali erano costituiti da circa un'ottantina di specie vegetali diverse che sicuramente arricchivano la vita di sapori, odori, stimoli e saperi, molto più degli attuali banconi di frutta verdura dei supermercati odierni.

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